re o matto si nasce?

Scappare dal passato in cerca di un futuro, a costo di sfidare il destino, può essere visto come un gesto eroico? Questa sfida individuale in cui gli autori sono trascinati dal sogno, dalla speranza di trovare un posto sicuro, è una regola di sopravvivenza che abita nel codice genetico di tutti gli esseri umani?   L’umanità è mossa dal caso o c’è qualcosa di reale che lega le persone, nonostante le diversità e le latitudini che ci separano?

Esiste un angolo della terra sconosciuto agli esseri umani? Il filo che collega questa grande rete terrestre dove può avere sede? È giusto chiedersi se questo filo può essere un salvagente al servizio della qualità della vita  o, semplicemente, usato come un’esca da alcuni?  Chi si sente scollegato da questa rete umana,  ha il diritto di chiedere d’entrare a fare parte o deve essere emarginato?

Possono solo essere le guerre e le carestie, la fame e la mancanza di mezzi basilari a spingere gli emarginati a volere un destino diverso o la pianta che genera vita è proprietà di tutti e non solo di pochi?

Questi interrogativi portano a una citazione tratta dal libro “Dolce è la guerra per chi non ne ha esperienza” del grande umanista Erasmo da Rotterdam.

Il libro inizia con un proverbio di Tacito: “Io so di essere divenuto libero dal giorno in cui è morto colui che ha reso vero il proverbio per il quale è inevitabile nascere o re o matto”.

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