Il diario di un uomo truffato dai propri sogni

Un viaggio senza fine,  una dignità calpestata, relegata a una categoria di sotto uomo.  Se solo potessi cancellare questo marchio di clandestino; questa corona di spine, stretta sopra il mio capo, da un verdetto scritto con il sangue di malagola.  Come faccio a togliermela? Ho provato per sei mesi, raccogliendo pomodori sotto la pioggia, il sole e il freddo, ma non passava  giorno in cui  il mio caporale non me la  stringesse ancora più forte.  Ah… era meglio quando sognavo l’Europa. Almeno, nella mia testa vedevo le cose diversamente e questo mi dava corraggio.

Ora che sono qua, sto smarrendo me stesso! Non riesco più a sognare! I pensieri mi sfilano cosi veloce nella testa che ho la sensazione di impazzire. Ho superato il monte del calvario come dicono i cristiani, per perdermi nella pianura.

Oh, il giusto non sarebbe giusto se l’inganno non esistesse! Sei notti passate nel deserto ad ingoiare venti di sabbia, a lottare contro la tentazione della morte; tre mesi chiuso ammassato in una gabbia da pollaio, finalmente affronto il mare e le sue onde per finire in  un angolo della strada… e mi parlano di redenzione…

Vado a destra e a sinistra rincorrendo le persone che non si degnano nemmeno di guardarmi in faccia. Sempre con questo cappello in mano, le stesse parole in bocca, sto davvero impazzendo…

Ho esaurito le favole da raccontare ai miei che sono laggiù. Poverini, hanno venduto tutto quello che avevano: casa, macchina e appezzamenti di terreni. Ho sulle spalle il fallimento di un’intera famiglia… come faccio a spiegargli la vita di un clandestino? Spegnerei all’istante i loro sogni.

Devo stare almeno quindici ore attaccato a questo palo, nelle giornate più fortunate riesco a elemosinare venti euro. Il mio unico pasto sono questi  biscotti che tengo dentro lo zaino, mi riempio la pancia con questa bibita   gazzosa cercando energie!  Stamane m’hanno chiamato da giù, pare che il mio fratellino sia stato investito da una motocicletta, fortunatamente niente di grave. Mia sorella al telefono m’implora di mandarle qualche soldo per comprare i quaderni per la scuola, ma dove li prendo i soldi?

Ho solo ventidue anni e la  via davanti a me sembra segnata. Se solo potessi tornare indietro tutto sarebbe diverso. Ma come faccio? i miei non hanno nemmeno più una casa loro. Hanno dovuto venderla per riscattarmi da un trafficante in Libia, adesso mio zio ha cambiato atteggiamento nei loro confronti, gli chiede un tanto per la casina che ha messo a loro dispozione. Vivere da clandestino non è una scelta, direi che è il brutto scherzo di un sogno. Un giorno qualcuno leggerà questo diario e si ricorderà di me. No! Devo resistere a questi brutti pensieri perché finché sono in vita riesco a tenere viva la speranza della mia famiglia. A loro basta, ogni tanto, la mia voce al telefono per credere che tutti i sacrifici compiuti fino ad adesso avranno un senso. Il destino a volte può essere crudele e cinico per gli avventurieri, ma la cattiveria non potrà mai spegnere la luce del giorno!

Di Kombtah Jule, un Giovane immigrato incontrato all’uscita di un supermercato a milano.

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 Comments

  • Giovanna Lupica

    Reply Reply 21 Maggio 2018

    Quanta verità e sofferenza

    • Emmanuel Edson

      Reply Reply 22 Maggio 2018

      la trista realtà

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